Ecco perche l’impianto CAP-CORE anticipa il futuro: a Sesto ci sarà

la prima biopiattaforma italiana dedicata all’economia circolare

 

L’Amministratore Unico Marco Cipriano: “Scelta la strada migliore sotto quattro aspetti: riduce l’impatto ambientale,

non costa niente ai cittadini, mantiene i posti di lavoro, valorizza un’area conservando la sua vocazione industriale”

 

E’ notizia delle ultime settimane che la Biopiattaforma CAP-CORE ha superato un altro step: siamo, infatti, arrivati al bando di gara per la realizzazione del progetto di simbiosi industriale, che unisce termovalorizzatore e depuratore in una biopiattaforma dedicata all’economia circolare. Il progetto di fattibilità tecnico economica proposto da Gruppo CAP (gestore del servizio idrico integrato della Città Metropolitana di Milano), insieme a CORE S.p.a. (il Consorzio Recuperi Energetici), è stato approvato dall’Assemblea dei Soci CORE, composta dai Comuni di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese,

Pioltello, Segrate e Cormano. Ma qual è stato il percorso per arrivare a questo punto? L’abbiamo chiesto all’Amministratore Unico di CORE, Marco Cipriano, che ama definirsi un ambientalista ante-litteram, a differenza dei tanti pesudo-ambientalisti improvvisati di oggi, forte delle tante battaglie portate avanti in Consiglio Regionale, dove ricopriva il ruolo di Segretario della Commissione Ambiente. “Ogni tanto leggiamo attacchi al nostro impianto fatti da chi vuole generare paura, paventando il rischio di malattie… Fanno finta di non sapere che siamo costantemente controllati da ARPA e che anche ogni minimo sforamento viene registrato. Invece pochi parlano delle discariche a cielo aperto: ad esempio, l’incendio nel deposito abusivo della Bovisasca di qualche mese fa ha immesso nell’aria un quantitativo di diossina pari a 200 anni di attività del nostro impianto”. BiopiattaformaLab, il percorso partecipativo concluso a fine gennaio, è stato condiviso e sottoposto alle considerazioni e alle richieste della cittadinanza e delle organizzazioni locali. “Il progetto, dunque, andrà ad arricchirsi dell’esperienza di confronto con il territorio, testimoniando quello che è stato un percorso unico in Italia con la realizzazione di alcune delle istanze proposte – spiega Marco Cipriano -. Trasparenza e partecipazione sono state sempre le linee guida della nostra attività e non poteva che essere questo l’iter per sviluppare un progetto industriale di questa portata. Ma non è solo una questione di metodo: il grande valore aggiunto è che la Biopiattaforma rappresenta non solo una sfida, ma una vera e propria opportunità per dare vita a un sistema economico circolare, che terrà conto delle istanze e dei suggerimenti degli abitanti del territorio. Con questo progetto anticipiamo il futuro, nell’interesse dei cittadini e delle generazioni che verranno dopo di noi. Prima di essere un’operazione industriale è perciò un’operazione culturale. Ora tutti parlano di soluzioni alternative e si inizia a capire che differenziare non è sinonimo di riciclare, visto che una parte della raccolta differenziata finisce negli inceneritori e nelle discariche. Finalmente abbiamo compreso che l’economia lineare non è più possibile e che la materia che produciamo non può essere buttata, ma va per forza di cose riutilizzata. Ormai le materie prime sono in via di esaurimento”. Cipriano tiene poi a precisare che non è corretto parlare di regalo fatto a Gruppo CAP, come qualcuno ha scritto: “Vero che la monoutility che gestisce il servizio idrico della Città Metropolitana doveva affrontare il problema dello smaltimento dei fanghi e, di fronte ai continui cambiamenti normativi, CAP ha scelto di affrontare in modo certo la questione tramite la termovalorizzazione. Da parte di CORE, però, sono state fatte negli anni tante valutazioni e si sono sondate diverse ipotesi, non abbiamo certo detto di sì alla prima proposta che ci è stata fatta. Dall’altro lato, dovevamo uscire da una situazione che abbiamo ereditato molto complicata, nella quale dovevamo restituire gli incentivi del CIP 6 (circa 8,5 milioni). Nonostante queste criticità, abbiamo comunque raggiunto l’equilibrio economico e risanato l’azienda”. Un capitolo importante riguarda le motivazioni della scelta. Cipriano racconta: “Il punto era: c’è un forno che ha fatto il suo ‘sporco’ lavoro ed è giunto a fine vita. Soldi per costruirne un altro non ce n’erano e comunque non era quella la volontà dei Comuni soci. Così i Comuni mi hanno dato mandato di trovare una soluzione che tenesse conto di quattro obiettivi: ridurre l’impatto ambientale (che verrà diminuito dell’80%); mantenere il lavoro dei 43 dipendenti; non spendere i soldi dei cittadini, valorizzare un’area mantenendo la sua vocazione industriale ed evitando di generare un’ennesima area dismessa. Inoltre, in questo modo, CORE continuerà a vivere e il fatto che CAP comprerà i nostri asset (terreno e impianti) ci permetterà di chiudere le pendenze dei CIP6 e con la Cassa Depositi e Prestiti. E così ha preso corpo l’idea di dare una nuova vita ad un impianto giunto alla fine del suo percorso, che negli anni ci ha permesso di far fronte all’emergenza rifiuti e di fornire ai Comuni soci un servizio con prezzi più bassi di quelli di mercato”. La chiusura di Cipriano è sul tema dei servizi pubblici: “Credo che debbano essere gestiti da aziende pubbliche (sane, autosufficienti e in grado di offrire i servizi migliori ai prezzi più convenienti), con Amministratori unici scelti dai Comuni, ovvero dai cittadini. Questo è l’altro motivo per cui questo progetto, con protagoniste due Società pubbliche, mi piace molto”.

Angelo Frigerio

Articolo uscito su metropolisnotizie.press del 9 aprile 2019