Il termovalorizzatore di via Manin è composto di tre linee d’incenerimento parallele, ciascuna con potenzialità pari a un terzo di quanto autorizzato, che consentono di produrre energia elettrica (che, per la parte eccedente gli autoconsumi interni, è ceduta alla rete elettrica nazionale) ed energia termica (che è utilizzata per il teleriscaldamento della città di Sesto San Giovanni).
Esso, seppur di taglia piccola, ha le migliori tecnologie di settore e dal 2004 è gestito direttamente dalla Società CORE, proprietaria dell’impianto.
Comunque è uno degli impianti fra i meglio condotti ed è munito dell’”Autorizzazione Integrata Ambientale”, lo strumento cioè con il quale si realizza la finalità di prevenzione e del controllo integrato dell’inquinamento, attuando la protezione dell’ambiente nel suo complesso. Infatti l’AIA non solo garantisce che ogni aspetto di interazione dell’impianto con l’ambiente è stato considerato accettabile ma che sono state individuate le modalità per ottimizzare l’esercizio dell’impianto dal punto di vista delle prestazioni ambientali, nel rispetto dei vincoli tecnici e tenuto conto della fattibilità economica del settore.
Su questi punti CORE ha firmato inoltre con l’Amministrazione comunale di Sesto un “protocollo d’intesa” allo scopo di regolare al meglio la gestione dell’impianto.
Operando anzitutto il perseguimento e mantenimento di elevate prestazioni operative ed ambientali; i contenuti e le forme di monitoraggio e controllo dell’ambiente circostante; contenuti e modalità di trasferimento delle informazioni. Sulla base di questo protocollo CORE è impegnato ad adottare le migliori tecniche disponibili praticabili, ad effettuare monitoraggi e controlli efficaci,sia sulle emissioni dell’impianto che sulla qualità dell’aria e del clima acustico nel suo intorno; a mantenere la massima trasparenza nella pubblicazione dei risultati di monitoraggio e dei controlli.

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In attuazione del citato Protocollo d’Intesa, CORE ha provveduto
a) ad installare, all’ingresso dell’impianto, un portale in grado di individuare eventuali rifiuti radioattivi tra quelli conferiti, anche se tale situazione è del tutto ipotetica considerato che nell’impianto di Sesto giungono solo rifiuti urbani e non speciali (in particolare non vengono accettati i rifiuti ospedalieri, fonte di probabile contaminazione con isotopi radioattivi);
b) a posizionare presso l’ingresso del palazzo comunale e la Sede del Consiglio di Circoscrizione n° 5 (Cascina dei Gatti) dei monitor che rappresentano i livelli delle emissioni in atmosfera comparati con i limiti di legge, in tal modo i cittadini possono ricevere informazioni in tempo reale.
Tutto questo viene fatto da CORE con trasparenza e massimo rigore, intervenendo ai fini dell’aumento dell’affidabilità dell’impianto e dei miglioramenti delle prestazioni di processo, con una consistente serie di opere ordinarie e straordinarie con un costo medio di circa 2 milioni di euro all’anno.
Sulle emissioni, anticipando di molto le prescrizioni in tal senso date con le AIA, CORE ha istallato sulle tre linee dell’impianto un campionatore in continuo delle diossine, i cui dati confermano i bassissimi livelli di diossine presente nei fumi, ampiamente entro i limiti di legge, e quindi il buon funzionamento dell’intero sistema di abbattimento degli inquinanti di cui è dotato il termovalorizzatore.
CORE ha altresì per anni effettuato, tramite istituto di ricerca specializzato, la “Valutazione del Contributo di inquinamento da emissioni in atmosfera del termovalorizzatore di Sesto San Giovanni”.
Lo studio ha sempre confermato, nell’area di massima ricaduta al suolo, la scarsissima rilevanza del contributo dell’impianto all’inquinamento dell’area sestese: in particolare l’apporto di polveri risulta essere pari a circa l’1 per mille della quantità di polveri presente.
I risultati della ricerca sestese sono in linea con quelli dichiarati da uno studio svolto nel 2009 del Politecnico di Milano “Emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti di combustione “ (consultabile sul sito di CORE) che ha confermato la poca rilevanza del contributo emissivo dei termovalorizzatori dei rifiuti urbani nelle gradi aree urbane (le concentrazioni di polveri fini-ultra fini rilevate all’emissione dei termovalorizzatori di rifiuti urbani risultano addirittura, in qualche caso, inferiori a quelle presenti nell’aria ambiente dei siti di localizzazioni degli impianti), dove la fonte più significativa è quella generata dal traffico veicolare e che “non esistono allo stato attuale elementi scientifici, né probanti né sospetti, per escludere a priori questa tecnica di smaltimento e recupero di energia a causa del ruolo presunto delle emissioni del particolato fine e delle nanopolveri”.

SEZIONE MONITORAGGIO EMISSIONI (SME)

Il monitoraggio delle emissioni viene effettuato mediante un sistema di campionamento e analisi installato al camino. Ciascuna linea di incenerimento è equipaggiata con apparecchiature per la determinazione in continuo dei seguenti inquinanti:

– acido cloridrico (HCl)
– ossido di carbonio (CO)
– anidride carbonica (CO2)
– ossidi di azoto (NOx)
– ossidi di zolfo (SOx)
– ammoniaca (NH3)
– carbonio organico totale (COT)
– polveri (PLV)
– ossigeno nei fumi (O2)
– umidità (H2O)

Sono inoltre misurate e registrate in continuo:

portata, pressione e temperatura dei fumi al camino
temperatura fumi in post-combustione
concentrazione ossigeno libero uscita post-combustione
Potenza elettrica generata
Portata vapore surriscaldato generato

Tutti i dati misurati e registrati dal sistema di monitoraggio emissioni sono inviati su video in sala controllo e sono pertanto istantaneamente disponibili agli operatori per gli eventuali interventi correttivi necessari per evitare il superamento di qualsiasi limite.

In aggiunta ai sistemi dedicati alle 3 linee, nel 2010 è stato installato un sistema di back-up (comune alle 3 linee) che consente, tramite il collegamento della linea riscaldata del sistema in back-up alla sonda di prelievo dell’analizzatore di linea fuori servizio, l’invio dei fumi da analizzare al sistema di misurazione in stand-by, capace così di sostituire una linea analitica fuori uso.

DESCRIZIONE PRESIDI DEPURATIVI

In riferimento alla descrizione generale dell’impianto, nel seguito vengono descritti con maggiori dettagli i sistemi depurativi dei fumi adottati.

SEZIONE DI RIDUZIONE NON CATALITICA DEGLI NOx

All’interno della camera di post combustione nei forni viene iniettata della soluzione di urea che concorre, insieme con il successivo step catalitico, all’abbattimento degli ossidi di azoto.
Il dosaggio di urea viene regolato sulla base del valore di emissione che si desidera ottenere al camino.

ELETTROFILTRO

I gas in uscita dalla caldaia a circa 250°C entrano in un elettrofiltro a 2 campi elettrici in serie aventi una tensione di circa 50 kV.

I campi elettrici fanno sì che le polveri contenute nei gas vengano caricate elettricamente e dirette verso le piastre di captazione.

Ciascuno dei due campi dispone di sistemi di percussione a martelli degli elettrodi emissivi
e degli elettrodi di captazione, che consentono al pannello di polvere depositata di staccarsi e cadere all’interno del redler posto nella tramoggia dell’elettrofiltro.

L’ampia sezione di passaggio consente un elevato tempo di permanenza dei gas all’interno dell’elettrofiltro (> 16 sec).

SEZIONE DI RIDUZIONE CATALITICA DEGLI NOx

Nel corso del 2009 sulla linea B e poi nel 2010 per le altre due linee, a valle dell’elettrofiltro è stato inserita una sezione di trattamento Denox catalitico, basata sul processo Terminox®.

GRUPPO TORRI DI LAVAGGIO E SCAMBIATORE DI CALORE FUMI/FUMI

Nello scambiatore di calore fumi/fumi avviene uno scambio termico a favore dei fumi uscenti dalla sezione di lavaggio prima del passaggio al filtro a maniche.
Lo scambiatore è a tubi verticali lato fumi caldi e a due passaggi trasversali lato fumi freddi.

La sezione “torri di lavaggio” è composta da due distinte torri in serie, ciascuna delle quali assolve a un diverso compito: la prima (prelavatore ad acqua) è acida, mentre la seconda (lavatore) è leggermente basica.
Nel prelavatore i fumi seguono un percorso discendente e vengono investiti dalla soluzione acquosa ricircolata tramite le pompe che alimentano (circa 90 m3/h) gli ugelli posti su anelli di distribuzione a livelli diversi.
La soluzione risultante viene in parte spurgata ed inviata alla vasca di raccolta che alimenta l’impianto di trattamento delle acque.
L’acqua evaporata e quella sottratta con lo spurgo vengono compensate in parte con lo spurgo del lavatore e principalmente con acqua industriale prelevata dal pozzo interno all’impianto.

Nel lavatore, invece, i fumi seguono un percorso ascendente e attraversano un letto di riempimento ad anelli che consentono un intimo contatto tra la soluzione ricircolata (circa 70 m3/h) e i fumi. Prima dell’uscita dalla torre è presente un demister che consente la separazione delle gocce eventualmente trascinate con i fumi.
In questo stadio avviene la rimozione dell’SO2 e dei restanti acidi, l’introduzione della soda
nella soluzione di ricircolo è regolata dalla misura del pH ed avviene a monte della distribuzione della soluzione sopra il letto di riempimento.

La soluzione risultante viene in parte spurgata ed inviata al prelavatore. L’acqua evaporata
e quella sottratta con lo spurgo vengono compensate con acqua industriale prelevata dal pozzo interno all’impianto.

Nello scambiatore fumi/fumi i fumi saturi in uscita dalla torre di lavaggio si riscaldano a circa 130 °C a spese del calore sensibile dei fumi provenienti dall’elettrofiltro e dalla sezione di denox catalitico.

GRUPPO FILTRO A MANICHE

Nel condotto in uscita dallo scambiatore fumi/fumi vengono immessi a secco i reagenti (calce idrata e carbone attivo) trasportati pneumaticamente dopo estrazione dal silo di stoccaggio ubicato nell’area esterna. I fumi entrano poi nel filtro a maniche attraverso un distributore con serrande di intercettazione di ciascun modulo componente il filtro.
Il filtro è costituito da 3 moduli, ogni modulo contiene 90 maniche per un totale di 270 maniche per filtro corrispondenti ad una superficie filtrante di circa 650 m2.
L’efficienza nella captazione delle polveri è garantita dallo strato di reagenti introdotto che si distribuisce uniformemente sulle maniche, sulle quali inoltre si completa la deacidificazione iniziata con l’introduzione di calce idrata, mentre i carboni attivi espletano la funzione di rimozione dei metalli pesanti e dei micro inquinanti trasportati dalla corrente gassosa.
Ogni modulo del filtro è singolarmente intercettabile attraverso una valvola pneumatica a tampone posta all’ingresso ed una valvola pneumatica a tampone posta in uscita.
Il corretto funzionamento delle maniche è garantito dalla presenza del sistema di pulizia locale con aria compressa (circa 6 bar) immessa nell’apposito venturi interno in sommità alle gabbie di supporto delle maniche; il sistema di pulizia si attiva automaticamente in funzione della misura della pressione differenziale tra ingresso e uscita del filtro.
Le tramogge del filtro a maniche sono equipaggiate da scaldiglie elettriche regolate dalla temperatura delle pareti delle tramogge stesse per mantenere costanti le temperature interne.
Le ceneri scaricate dalla pulizia del moduli filtranti vengono raccolte nelle tramogge provviste da un sistema di tracciatura elettrico, estratte con valvole a doppio clapet ed inviate tramite redler al silo di stoccaggio delle polveri.

GRUPPO VENTILATORE FUMI

I fumi provenienti dal filtro a maniche vengono aspirati dal ventilatore di coda posto in prossimità del camino, che ha lo scopo di estrarre i fumi di combustione dalla caldaia attraverso la linea fumi, mantenendola in depressione.
La portata viene regolata in continuo attraverso una serranda a “dapò” che varia la propria
apertura in funzione del segnale di pressione proveniente dal forno, in modo da generare in quest’ultimo una costante leggera depressione (5 mm c.a. circa).