CORE S.p.a. è la società che, a Sesto San Giovanni, si occupa dei recuperi energetici. Settantamila tonnellate i rifiuti trattati in un anno per 350 mila abitanti serviti dal Termovalorizzatore.

Nell’ottica di Green Public Procurement, ossia del criterio ambientale e di salute al quale dovranno sottostare le pubbliche amministrazioni e in virtù del sensibile calo nella quantità di rifiuti, causato dal rallentamento dei consumi negli ultimi anni e dal contestuale aumento della raccolta differenziata, Core (consorzio formato da cinque comuni, Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Pioltello, Segrate, Cormano) ha esplorato la possibilità di diversificare la sua attività, iniziata oltre sessant’anni fa.

Negli anni 60, l’impianto originario di proprietà dei comuni soci, consisteva in una sola linea fissa per l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani, linea che venne fermata intorno al 1986 per l’impossibilità di mantenere le emissioni nei limiti di legge. Già nel 1987 il consorzio aveva presentato un progetto di adeguamento e potenziamento dell’impianto. Il progetto comprendeva, seguendo una tendenza destinata ad affermarsi nel settore, l’inserimento nell’impianto di una sezione di recupero energetico con produzione di energia elettrica e o calore per teleriscaldamento. Venne così autorizzato l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani, assimilabili agli urbani, nonché di alcune categorie di rifiuti speciali (rifiuti ospedalieri trattati, fanghi biologici essiccati).

Il progetto, approvato nel luglio del 1992, comprendeva anche la realizzazione di una sezione di recupero energetico, avente lo scopo di sfruttare il vapore prodotto dalle caldaie. Vennero così appaltati i relativi lavori che terminarono nel 1995. A quei tempi i rifiuti prodotti nel milanese andavano a finire nella discarica di Cerro Maggiore. I residenti non volevano la discarica. Il sindaco decise di chiuderla. Il risultato fu che in poco tempo, le città si riempirono di tonnellate di sacchi neri ammassati nelle strade. Nel luglio del 1996, la Regione emise l’ordinanza con la quale vennero approvate le specifiche tecniche finalizzate al completamento delle opere di ristrutturazione e potenziamento delle linee 1, 2 e la realizzazione della linea 3, del Termovalorizzatore di Sesto San Giovanni, nonché della sezione di recupero energetico con produzione di energia elettrica dal calore recuperato dall’impianto di incenerimento dei rifiuti solidi urbani.

Nel 1997 venne indetta la gara d’appalto relativa al completamento ed alla messa in esercizio dell’inceneritore.

A conclusione dell’esame delle proposte ricevute, l’appalto dei lavori di completamento e messa in esercizio dell’impianto, venne aggiudicato all’associazione temporanea di imprese costituite da Ansaldo, che provvedeva al collaudo ed all’avviamento dell’impianto stesso, oltre alla sua gestione iniziale che si protrasse fino al 2003.

L’undici maggio del 2000 la Regione Lombardia autorizzava il consorzio allo smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi attraverso la termodistruzione. Dal 2003 l’impianto ha sospeso i conferimenti di rifiuti speciali, limitando la propria attività all’incenerimento dei rifiuti solidi urbani.

Nel 1999 i soci del Consorzio, per consentire la realizzazione del completamento dell’impianto di incenerimento, assumevano un mutuo di euro 16.050.447,52 con la Cassa depositi e Prestiti. Il mutuo venne concesso al tasso fisso del 5,5% e con la durata dell’ammortamento in 20 anni. In conseguenza dell’assunzione del mutuo da parte dei Comuni Soci, con una delibera dell’assemblea di Core del 28 novembre, venne stabilita la restituzione dei finanziamenti ai comuni in rapporto ai valori dagli stessi erogati.

Con la costituzione del Consorzio si era ipotizzata la gestione del ciclo integrato dei rifiuti (raccolta e smaltimento); in realtà solo il Comune di Sesto decise di affidare (01.11.2006) il servizio di raccolta.

Successivamente, in virtù delle varie modifiche normative, anche il Comune di Sesto San Giovanni decide di affidare con gara il servizio che cessa con Core il 31.05.2016

Il termovalorizzatore di via Manin, dal 2004 gestito direttamente dalla Società CORE S.p.a., è composto di tre linee d’incenerimento parallele, ciascuna con potenzialità pari a un terzo di quanto autorizzato, che consentono di produrre energia elettrica e termica, utilizzata per il teleriscaldamento.

 Il 14 maggio del 2009 veniva costituita ANEMA – Azienda Nord Est Milano Ambiente – S.p.a, una  nuova società che insieme  ad Asam S.p.a.  controllata della Provincia di Milano, avrebbe avuto lo scopo di pensare e studiare la possibile realizzazione di un nuovo impianto di termovalorizzazione. La società veniva messa  in liquidazione volontaria, il 6 luglio del 2010.

il 21 settembre 2010 è scaduta la convenzione CIP6/92, pertanto l’impianto è passato alla condizione di autoconsumo dell’energia prodotta e necessaria al suo funzionamento, cedendo la quota residua a prezzi del mercato libero dell’energia elettrica e termica.

Seppur di piccola capacità l’impianto ha raggiunto le migliori tecnologie di settore e le migliori performance, come riconosciuto dal dossier di Legambiente, per quanto riguarda le emissioni di inquinanti evitate. Dall’incenerimento dei rifiuti conferiti si produce vapore a 40 bar e 360°C che, nella misura nominale di circa 30 t/h, viene trasferito in turbina per produrre energia elettrica, oppure deviato in uno scambiatore di calore per la rete di teleriscaldamento. In funzione delle esigenze stagionali, l’energia prodotta può essere tutta elettrica, per circa 35 mila MWhel/anno, oppure in parte elettrica (circa 20 mila MWhel/anno), destinata a essere per una quota ceduta in rete e per un’altra a sopperire ai fabbisogni dell’impianto, in parte termica, per circa 65 mila MWht, ceduti in forma di calore alla rete di teleriscaldamento.

Per l’impianto di Sesto San Giovanni la produzione di energia elettrica, non è di primaria importanza, come invece è lo smaltimento per via termica dei rifiuti urbani prodotti da un importante bacino di utenza situato nel nord est dell’area milanese, che serve una popolazione di oltre 350.000 mila abitanti. Questo è il contributo primario che l’impianto ha dato al ciclo dei rifiuti della provincia di Milano, mentre il recupero di energia, grazie agli incentivi cip6/92 ha consentito di operare con tariffe di smaltimento molto basse a tutto vantaggio dei cittadini serviti.

Nel novembre 2012 sulla base della scelta della spending review e in virtù della esperienza maturata in Regione sui temi ambientali, Marco Cipriano venne nominato Amministratore Unico.

Nel prendere possesso della carica, venne rilevata una gestione non proprio adeguata della società da parte del Direttore Generale. Inoltre non era stata ancora adottato il Modello di organizzazione e gestione ex D.Lgs. 231/01. Pertanto fu avviata una consulenza professionale  per la predisposizione del modello di organizzazione, gestione e  controllo ex D.Lgs 231.

L’attività posta in essere in questo campo non si limitò al rispetto della disciplina 231, ma riguardò tutta la normativa di settore. In tal senso: venne implementato il Modello 231, venne conferito l’incarico per il rispetto del D.Lgs. 33/2013 (“obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte della pubblica amministrazione”) e dell’art. 1 L. 190/2012 (“predisposizione del Piano Triennale di prevenzione della corruzione”); venne nominato un Responsabile Prevenzione della Corruzione e per la trasparenza, venne approvato un nuovo regolamento assunzioni, vennero rivisti i contratti di consulenza e venne avviata la riorganizzazione dell’ufficio acquisti e appalti.

In parallelo con quanto sino a questo momento descritto, si è sviluppata in questi anni un’ulteriore significativa vicenda che ha coinvolto il CORE

Si tratta della richiesta, in data 14 dicembre 2011, della restituzione da parte dell’AEEG (Autorità per l’energia elettrica ed il gas) di una parte degli incentivi economici ricevuti dal CORE per la produzione e l’immissione di energia elettrica negli anni 2001/2010 (i c.d. contributi CIP 6).

La cifra richiesta è di circa € 8.600.000,00. Per tale vicenda si è instaurato un procedimento avanti ai Giudici Amministrativi che per il momento impegna Core a restituire la suddetta cifra, in attesa della sentenza di merito del Consiglio di Stato.

CORE S.p.a. dopo una trattativa con la CCSE ha ottenuto la massima dilazione nel pagamento, ossia sei annualità a partire dal 1 agosto del 2015, attraverso una fideiussione con la Banca Popolare di Sondrio.

E’ da sottolineare come il report aziendale del giugno 2017, ha evidenziato un’effettiva e consistente tendenza al contenimento della spesa che dal 2014 è diventato un elemento rilevante per CORE S.p.a. Un risparmio, ottenuto grazie anche al riposizionamento degli incarichi effettuati su indicazioni dell’Amministratore Unico, che ha richiamato l’azienda all’applicazione attenta delle disposizioni legislative in materia di appalto e regolamento interno.

Sono state sostituite alcune figure apicali dell’organigramma aziendale: il Direttore Tecnico, il responsabile manutenzioni, il responsabile amministrativo, il responsabile del personale, oltre alla considerazione che l’amministratore unico, nei fatti svolge anche la funzione di Direttore generale

Anche gli affidamenti degli appalti, fatti nella nuova logica aziendale, che agisce con procedure pienamente conformi alle norme in materia di appalti pubblici, hanno permesso di ottenere importanti risparmi.

In questo modo si è raggiunto l’equilibrio economico che ha permesso a CORE di operare in assenza di incentivi Cip6, onorando gli impegni finanziari.

Il raggiungimento dell’autosufficienza Regionale, nello smaltimento dei rifiuti, e la tendenziale riduzione dei volumi produttivi del termovalorizzatore, accanto ad una diversa sensibilità ambientale, (sintetizzabile nel cosiddetto obiettivo “rifiuti zero”), e ad una lettura più ampia della nozione di sviluppo produttivo territoriale, inducono a ricercare per il futuro una diversa prospettiva per l’impianto. Il ragionamento può essere fatto su di una tempistica che parta dal 2019 (anno in cui verranno estinti i mutui con Cassa Depositi e Prestiti) e si possa arrivare alla riconversione del Termovalorizzatore. Sono chiare le linee guida alle quali ispirarsi, per la ricerca di un futuro diverso che porti alla valorizzazione dell’area: la garanzia dell’occupazione di chi ci lavora; la costruzione di una diversa prospettiva industriale che valorizzi e sviluppi il ruolo di area tecnologicamente attrezzata che già oggi caratterizza la struttura; la piena sostenibilità ambientale di tale prospettiva. Come stabilito dal documento approvato dai soci in data 9 settembre 2016.

E’ ragionando su queste linee guida, che nel dicembre del 2016 CORE, ha siglato un accordo con il gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della città di Milano metropolitana  di Milano.  Il documento impegna le parti allo studio di un piano industriale che preveda la creazione di un polo di ricerca delle tecnologie ambientali. Un polo dell’innovazione green. Una vera biopiattaforma che potrebbe dai fanghi depurati, e dai rifiuti, recuperare materiali, producendo al contempo biometano e calore.